Infertilità psicologica. Quando il figlio non arriva
Infertilità psicologica. Quando il figlio non arriva. Per moltissime coppie giunge il momento in cui si vorrebbe avere un bambino. Tuttavia non sempre questi arrivano quando noi vorremmo. In molti casi questo momento tanto atteso fatica a realizzarsi, nonostante numerosi tentativi da parte della coppia, diffondendo sospetti e preoccupazioni sulle proprie capacità riproduttive o su quelle del partner.
Magari per anni sono stati adottati metodi contraccettivi per evitare una maternità indesiderata e quando invece si decide di avere un figlio, questo non arriva. Vediamo amici, conoscenti e parenti che ci danno nello stesso momento la bellissima notizia della loro gravidanza. Così nasce la domanda che inizierà ad ossessionarci: perché io no?
Decidiamo di fare tutti gli esami necessari, per scoprire se, per caso, c’è qualcosa che non va. Inizia un lungo percorso, un tour de force, composto da speranze e termometri basali, frustrazioni e stick, ansie e picchi ovulatori, depressioni e continue visite mediche, ecografie, dosaggi ormonali, laparoscopie. Ci dicono che è tutto a posto, ci dicono che non sanno quale può essere il motivo, oppure che il problema c’è ma è risolvibile, ma la gravidanza non arriva lo stesso.
Il ruolo della donna è messo a dura prova dalla genitorialità mancata. L’identità femminile, infatti, è ancora intimamente associata alla maternità, e non poter avere un figlio causa una profonda e dolorosa ferita narcisistica e un abbassamento della stima di sé. La donna che non può diventare madre si sente diversa e deve fare i conti con questa sua mancanza. Inoltre sarà lei a dover subire i trattamenti più invasivi. Entra in gioco anche un senso d’invidia nei confronti di chi ha già avuto un figlio senza problemi e non ha dovuto affrontare tutto quello che sta passando lei per averlo.
Anche nell’uomo l’impossibilità di avere figli comporta dei disagi, primo fra tutti un senso d’impotenza, fino a confondere la fertilità con la virilità, arrivando a pensare che non si è veri uomini se non si è in grado di concepire. Spesso così lui si rifugia nel lavoro e si allontana dalla partner. Le radici di questa confusione sono profonde e lontane, fin dai tempi in cui l’uomo aveva molte donne e procreare significava essere maschio.
La coppia vive momenti di forte unione ed altri di separazione e rottura. Ogni mese attende con ansia la data delle mestruazioni sperando in un ritardo e pensa sempre che finalmente è il mese giusto, che ce l’ha fatta ma con grande tristezza e rammarico la conclusione è sempre la stessa. Molto spesso le difficoltà riproduttive hanno ripercussioni sul legame della coppia, i partner potrebbero allontanarsi e vivere il dolore del desiderio non appagato senza condivisione reciproca, staccandosi l’uno dall’altro, con conseguenze negative anche sull’intimità sessuale. Spesso quando si cerca un figlio, il sesso perde la sua componente affettiva e ludica, diventando un semplice mezzo di concepimento.
Il percorso d’indagine, anche assai dispendioso economicamente, è ancor più appesantito quando, come spesso accade, non sono presenti problemi fisici. L’infertilità psicologica sottopone la coppia a uno stress terribile: nonostante abbia seguito tutte le indicazioni e si sia sottoposta a tutte le analisi, la coppia non riesce ad avere un figlio e non trova risposta al suo problema. L’ansia cresce, non si sa contro chi combattere, ci si sente soli ed impotenti, al buio e disarmati.
Attualmente, sono indubbie le influenze di natura psicologica sia su quelle che vengono definite infertilità idiopatiche che sulle cosiddette infertilità funzionali, sia, infine, su molti dei processi bio-psicologici che favoriscono, mantengono od interrompono uno stato di infertilità.
Una conferma a quanto detto viene, tra l’altro, dal passaggio in molte coppie da una condizione d’infertilità ad una di fertilità dopo l’adozione di un bambino.
Ecco perchè è utile alle coppie sterili poter disporre di un intervento psicologico e medico congiunto, che, laddove sia necessario, restituisca al sintomo il giusto significato e la giusta dimensione, attraverso un processo di maturazione e rielaborazione dei vissuti e dei desideri.
a cura del
dott. Alessandro Di Martino
Psicologo – Psicoterapeuta
Napoli – Pianura – Vomero
– 329.7245049