Depressione. Cura e significato
Se riusciamo ad osservare la depressione nel suo insieme, ecco che può gradualmente emergere l’aspetto evolutivo della crisi. La depressione, infatti, esprime il grande tema della morte-rinascita presente a ogni livello della natura. In natura tutto ciò che nasce lo fa al buio, in silenzio, dopo un periodo di oscuramento/gestazione: il bimbo nella pancia della mamma, la farfalla nel suo bozzolo, il seme nelle profondità della terra. La rinascita, deriva sempre da una “morte”.
I cambiamenti importanti che facciamo nascono sempre da un più o meno lungo momento di crisi o di depressione, nel quale il vecchio schema entra in crisi fino a rompersi e fa spazio al nuovo, che deve ancora configurarsi ma che in realtà, in modo embrionale, è già presente nelle premesse che hanno prodotto la crisi stessa. La depressione è quindi dolore, sofferenza, ma è anche l’espressione della capacità del cervello di riconoscere quando è il momento di cambiare, di trasformarsi.
La depressione ci indica che dobbiamo cambiare qualcosa nella nostra vita. Tuttavia vogliamo tornare “quelli di prima” non comprendendo che è proprio la “vita di prima” che è responsabile della sofferenza attuale. La sintomatologia diventa quindi il prezzo che noi paghiamo per una rinascita, per una crescita.
Spesso pensiamo che la depressione, la tristezza, non ci lascerà mai; ed è in questi momenti che ci identifichiamo talmente nel sintomo da pensare di essere solo quello. Ma in realtà noi non siamo quello. Nessuno di noi, come dice Pirandello, è il “personaggio che recita”. Saremmo sicuramente felici se non disturbassimo il cervello con continue opinioni, ragionamenti, critiche e giudizi. Siamo invece ossessionati dal “come dovremmo essere“.
Il volere continuamente indirizzare la nostra vita in quel modo, il volerla controllare, non porta serenità e felicità. Il sentirsi impotenti è la più grande disgrazia che l’essere umano può sentire. La gioia di vivere sgorga spontaneamente, è uno stato naturale del cervello, nel momento in cui siamo disposti a non dirci niente, dove andare, a non sentirci schiacciati da obblighi e doveri e giudizi.
Il cervello vuole uscire dai paletti entro cui l’abbiamo confinato.
La depressione rappresenta dunque il tentativo di sfuggire ad un modello di vita a cui non ci si ritrova più, dove certamente non c’è più gioia e piacere. Possiamo rinunciare a tutto, ma non al piacere. Il piacere è un elemento determinante della nostra vita. La depressione s’insinua sempre di più nel cervello via via che il piacere e la gioia si allontanano. Abbiamo riempito il nostro cervello di doverismi, di pensieri fissi, di banalità. Siamo schiacciati da persone e situazioni. Parliamo sempre delle stesse cose, e pensiamo sempre alle stesse cose. Il nostro corpo non è costruito sui doveri, ma sulle gioie e sui piaceri.
La depressione è l’opposto delle tue ribellioni. Ti fai andar bene anche quello che non ti va bene. Invece che mettere in discussione la tua vita ti chiudi sempre più in te stesso. I pianti immotivati che vengono, quelle sofferenze, vengono per indicarci che qualcosa va cambiato, per indicarci che possiamo cambiare rotta oppure fare degli aggiustamenti.
Dobbiamo essere presenti alle cose, dobbiamo poter utilizzare tutte le nostre energie a disposizione. Continuiamo a rifornire un’automobile che non esce mai dal garage. Dobbiamo consumare le nostre energie, trovare il coraggio di uscire. Da qui il cervello si riposerà e ci restituirà forze buone per il giorno dopo.
a cura del
dott. Alessandro Di Martino
Psicologo – Psicoterapeuta
Napoli – Pianura – Vomero
– 329.7245049