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Psicologo

Psicoterapeuta

Dr. Alessandro Di Martino

Psicologo – Psicoterapeuta

adhd

Disturbo da deficit d’attenzione ed iperattività (ADHD) è un è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in alcuni casi impedisce il normale sviluppo e integrazione sociale dei bambini. Si manifesta già dall’infanzia ed è associata a dislessia, disprassia, disturbi del comportamento, disturbi d’ansia e dell’umore.

Una specifica causa dell’ADHD non è ancora nota. Ci sono tuttavia una serie di fattori che possono contribuire a far nascere o fare esacerbare l’ADHD. Tra questi ci sono fattori genetici e le condizioni sociali e fisiche del soggetto.

Le caratteristiche principali del’ADHD che persistano per almeno 6 mesi con un’intensità che provoca disadattamento e che contrasta con il livello di sviluppo, sono:

Molto spesso si pensa che il bambino sia semplicemente svogliato, disattento irrequieto. In particolare si fa l’idea che il comportamento “maleducato” del ragazzo sia dovuto ad una cattiva educazione da parte dei genitori, concludendo che il bambino sia intenzionalmente maleducato e distruttivo.

 L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali. E’ un problema che genera sconforto e stress nei genitori e negli insegnanti i quali si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino.

All’interno del gruppo classe tendono ad essere etichettati come bambini “difficili” e spesso rifiutati. Questi bambini, presentando difficoltà rispetto all’attenzione, alla capacità di autoregolazione cognitiva, tendono ad ottenere delle  prestazioni scolastiche inferiori rispetto ai loro coetanei, pur possedendo le stesse abilità intellettive.  Gli insegnanti li valutano negativamente non solo dal punto di vista del profitto, ma soprattutto sotto l’aspetto comportamentale e del rispetto delle regole sociali.

I problemi di autocontrollo comportamentale naturalmente si ripercuotono anche sulle relazioni interpersonali. La qualità delle loro interazioni non è certo adeguata, sia in contesti strutturati che nel gioco, in quanto si osserva un’alta frequenza di comportamenti negativi, bassi livelli di espressione affettiva e maggior ritiro sociale seguito da aggressività. (Whalen & Henker, 1991).

Dall’altra parte questi bambini per confermare il ruolo, l’immagine che gli è stata attribuita (nessuno pensa che io possa star male ma tutti pensano che sono un bambino cattivo) tendono paradossalmente ad incentivare i propri comportamenti mettendo ancor più in stallo genitori e scuola. E’ necessario che tutte le persone, che interagiscono con i bambini con ADHD, sappiano comprendere e capire le motivazioni delle manifestazioni comportamentali di questi ragazzini, evitando facili giudizi ed accuse verso i genitori, già tanto preoccupati e stressati per questa situazione.

E’ necessario in questi casi, prima che le cose si aggravino, che vi sia la valutazione di uno psicologo o di un neuropsichiatra infantile al fine di operare una diagnosi differenziale fra una condizione di ADHD o piuttosto la presenza di altri tipi di difficoltà.

Il massimo beneficio ottenibile da un programma comportamentale si ottiene grazie alla cooperazione tra la famiglia e la scuola, focalizzandosi su un ventaglio di comportamenti, provvedendo al contesto. Da qui la necessità anche di un intervento che serva a fornire una nuova prospettiva utilizzando un trattamento multimodale, che implichi il coinvolgimento della scuola, della famiglia (parent training) e del bambino stesso e che abbia come obiettivo quello di individuare insieme nuove strategie e soluzioni più efficaci.

a cura del

dott. Alessandro Di Martino

Psicologo – Psicoterapeuta

Napoli – Pianura – Vomero

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