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Psicologo

Psicoterapeuta

Dr. Alessandro Di Martino

Psicologo – Psicoterapeuta

PSICOLOGIA CLINICA DELL’OBESITA’ INFANTILE

Se fossimo in grado di fornire a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico, né in difetto né in eccesso, avremmo trovato  la strada per la salute. Ippocrate (460-337 a.C)

imagesPremessa:

Studi recenti hanno messo in luce come, anche in Italia, stia ormai emergendo il problema dell’obesità infantile. Come è noto si tratta di un problema che può comportare danni alla salute e allo sviluppo della persona in quanto favorisce lo sviluppo di malattie come l’ipertensione, problemi cardiaci, diabete che possono generare gravi complicanze per la salute.

Le cause dell’obesità infantile sono da ricercare in un’errata alimentazione troppo ricca di grassi e zuccheri e in un’eccessiva sedentarietà che caratterizza ormai anche la vita dei bambini.

  1. Profilo ereditario;
  2. Stile di vita;
  3. Condizioni socioeconomiche;
  4. Uso/abuso sostanze o farmaci;
  5. Obesità associata ad altre condizioni mediche: malattie come ipoiroidismo, sindrome di down, malattie genetiche, lesioni cerebrali;
  6. obesità legata ad un eccessivo apporto calorico, risultato del comportamento di chi per scarsa informazione o per abitudine alimenta troppo il bambino;
  7. Obesità familiare (presunta vulnerabilità familiare all’obesità;
  8. Obesità legata ad eventi traumatici (disorganizzazione familiare, separazioni, lutti, Grave e cronica disorganizzazione familiare).

Sviluppo dell’obesità psicogena in età evolutiva

  1. Osservare il comportamento alimentare qualitativamente e quantitativamente disfunzionale del genitore può portare il bambino a imitarlo e apprenderlo come comportamento giusto e apprezzabile.
  2. Utilizzo del cibo da parte del genitore finalizzato a soddisfare i bisogni emozionali del figlio o a promuovere un comportamento adeguato, interferendo con lo sviluppo della capacità del bambino di percepire stimoli reali di fame o sazietà (Birch, Zimmerman, Hind, 1980).
  1. Tendenza generalizzata alla passività
  2. Dipendenza dall’oggetto materno
  3. Presenza di vissuti depressivi (conseguenza dell’immagine negativa di sé che si associa all’obesità)
  1. Conseguenze psicosociali dell’obesità: i processi di stigmatizzazione determinano una diminuzione dell’autostima e ridotte occasioni di scambi sociali (Gortmaker, Must, 1993).
  2. Se il bambino si ritiene del tutto responsabile della propria condizione di obesità è possibile che si determini un rinforzo delle istanze depressive (Pierce, Wardle, 1997).
  1. Famiglia con membri affetti da disturbi psicosomatici:
  2. Coinvolgimento reciproco
  3. Scarsa delimitazione dei confini generazionali e iterindividuali
  4. Iperprotettività dai genitori
  5. Rigidità e non risoluzione dei conflitti
  1. La madre del bambino obeso tende ad assumere una posizione di preminenza nella relazione con il figlio.
  2. Il bambino obeso tende, a evitare i conflitti e assume una posizione di accettazione nella relazione con la madre. In questo modo rinuncia all’affermazione della propria autonomia, rischiando di precludersi la possibilità di sperimentare la percezione della propria competenza sociale, lo sviluppo della propria autostima e la ricerca di nuovi ambiti di crescita. (con questo non vanno confusi le reazioni rabbiose che sono un momentaneo e rabbioso tentativo di raggiungere un minimo di coraggio ed indipendenza.
  3. Figura paterna rinunciataria: il bambino tende ad assumere una posizione sempre più dipendente dalla madre e si mostra passivo, incapace di autoregolazione e insicuro.

images3Come possiamo aiutare i nostri figli?

Se un adolescente è sovrappeso, cosa possono dire o fare i suoi genitori per essergli d’aiuto? Per aiutare i ragazzi a dimagrire i genitori non dovrebbero proprio più parlare di peso. Soprattutto di quello degli adolescenti stessi. Questo argomento suscita infatti nei ragazzi emozioni negative quali tristezza o rabbia che non aiutano certo a risolvere il problema. Ma allora, che fare? «Questa è una delle domande che i genitori ci pongono più spesso». «Anzi, delusi da svariati tentativi di mettere a dieta i figli, i genitori – ci portano i figli proprio con questa richiesta: “glielo dica lei che è sovrappeso e deve fare la dieta, visto che non mi ascolta”. Pensare di risolvere la questione così, con le imposizioni dietetiche, causa solo conflitti e sofferenze senza alcun risultato nel lungo periodo. Il primo passo verso il successo consiste invece nell’accettare il fatto che il sovrappeso del ragazzo è un problema comune, da affrontare insieme, in famiglia, evitando qualunque critica sul corpo e riducendo i sensi di colpa di tutti.

Il primo punto dal quale partire è l’attenzione all’ambiente domestico che deve essere reso più salutare, per esempio aumentando la disponibilità di alimenti e snack sani, come frutta e verdura; proponendo l’acqua al posto delle bibite; offrendo ai ragazzi alternative piacevoli alla sedentarietà». Un altro consiglio: essere sempre pronti ad incoraggiare i figli ed essere i primi a mettere in pratica, con il sorriso, ciò che si predica.

Le reazioni delle persone significative  per il bambino possono generare un senso di insicurezza, indurre il timore di non essere all’altezza delle richieste e una forma di rifiuto preventivo. In famiglia mangiare assieme gli stessi cibi (il buon esempio è fondamentale!); evitare pressioni, divieti e premi; al contrario, stimolare la curiosità alimentare.

In particolare, è bene seguire una sorta di vademecum, composto da almeno nove punti:

  1. No al cibo inteso come premio o punizione;
  2. dedicare il giusto tempo ai pasti, a partire dalla prima colazione, che non deve essere mai saltata;
  3. prestare attenzione ai quantitativi (porzioni) ed evitare il bis dei piatti;
  4. i genitori devono per primi dare il buon esempio di una dieta varia;L’esempio aiuta: non possono mangiare insalata se genitori cenano con le merendine.
  5. il piatto unico (si veda la pasta al ragù oppure la pasta e fagioli, il pesce con verdure) è un’ottima strategia per controllare i consumi e realizzare piatti ricchi e colorati;
  6. coinvolgere il bambino in cucina;
  7. per far apprezzare i vegetali, l’esperimento di coltivare una piantina sul balcone di casa può essere molto coinvolgente;
  8. Giochi all’aria aperta Sostituiti da attività sedentarie;
  9. più responsabilità nella scelta del cibo e nella scelta nel far la spesa;
  10. filtrare le frequenti campagne pubblicitarie televisive che influenzano continuamente i nostri figli.

 

a cura del

Dott. Alessandro Di Martino

Psicologo – Psicoterapeuta

Napoli – Pianura – Vomero

329.7245049

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