In pochi anni Facebook e divenuto uno dei dieci siti maggiormente cliccati e frequentati del web, acquisendo in breve tempo milioni e milioni di utenti in tutto il globo.Come tutti sanno, Facebook, è un aggregatore di persone che mantengono contatti con vecchi e nuovi amici, condividendo foto, video e contenuti della propria vita.
Accanto alle caratteristiche positive di visibilità, congregazione, condivisione, recupero di vecchie conoscenze ed amicizie e nascita di nuove, sempre più vanno creandosi problemi legati all’uso e all’abuso, che spesso terminano in vere proprie situazioni di dipendenza.I sintomi sono evidenti: l’emicrania (l’effetto più diffuso), la tachicardia e un’ipersudorazione; non ci si riesce a staccare dalla rete sociale, si finiscono con il trascurare le relazioni reali, si prova una sensazione di onnipotenza, intesa a controllare tutto, poiché il virtuale è facilmente gestibile.
Allo stesso tempo si può incorrere in stati mentali paranoidei e si può cominciare ad assumere identità diverse, è noto infatti il rapporto tra facebook e false personalità. Inoltre è da considerare che ci si può ritrovare in presenza di veri e propri sintomi da astinenza, che si traducono in un generale malessere psicofisico: ansia, sudorazione, paura di perdere il controllo, fuga mentale dalla realtà. Ovviamente alla base ci sono insicurezze personali, che concorrono all’insorgenza della dipendenza psicologica.
Stiamo parlando di quella che è stata definita “Social Network addiction”, una dipendenza legata ad un bisogno di connettersi, aggiornare il proprio profilo e controllare la propria pagina web e da amicizia (detta anche amicodipendenza), o meglio la ricerca di nuove amicizie virtuali da poter registrare sul proprio profilo.
Questa dipendenza riguarda soprattutto i più giovani, i quali trovandosi in una fase della vita in cui non hanno ancora delle certezze né un’identità del tutto definita, passano la maggior parte del loro tempo sul web perdendo così ogni contatto con la realtà ed anche la voglia di vivere i rapporti in maniera più concreta e “umana”. Susan Greenfield, neuroscienziata dell’ Università di Oxford, ritiene che i nuovi media favoriscano un profondo cambiamento nel cervello dei giovani, riducendo l’attenzione e l’empatia, favorendo la gratificazione istantanea, impoverendo le relazioni umane.
Dipendenza dal MI PIACE
Secondo uno studio condotto dall’Università del North Carolina, infatti, ogni volta che riceviamo un “Mi Piace” sul Social Network blu, o un “Retweet” su Twitter, il nostro organismo rilascerebbe una piccola scarica di dopamina, il neurotrasmettitore che, regolando il nostro senso di gratificazione, è coinvolto nei fenomeni di dipendenza. La problematica è talmente seria e diffusa che diversi psicologi ed istituti di sanità mentale si stanno specializzando nella cura delle dipendenza da Social Network.
Inoltre, secondo il più recente, quello condotto da Peter Buxmann dell’Università di Darmstadt e Hanna Krasnova dell’Università Humboldt, Facebook provoca infelicità ai suoi utenti più abituali. Tale infelicità consegue all’invidia provata verso la felicità artificiale mostrata nei profili Facebook. La maggior parte dei profili Facebook, in effetti, è costruita “ad hoc” per magnificare – e talvolta perfino fingere – la propria felicità. Ciò provoca una sorta di “spirale dell’invidia” dato che gli altri utenti, provando invidia per l’altrui felicità, sono spinti a trasmettere, a loro volta, un’immagine fittizia di sé stessi, suscitando ulteriore invidia ed alimentando il circolo vizioso. Alda Merini ne “La vita facile” scrisse: “non c’è nulla che faccia più impazzire la gente che vederti felice.”
Effetti collaterali:
I soggetti che cadono in questo trabocchetto cognitivo pensano di poter mascherare dietro la tastiera le personali ansie, preoccupazioni, sbalzi d’umore e il proprio senso di disistima e di solitudine. In realtà nascono effetti collaterali come isolamento sociale, menomazione delle principali sfere vitali come quelle lavorativa, familiare, sociale, affettiva; distorsione del senso dell’amicalità, dei rapporti affettivi e sociali causata dalla competizione tra gli utenti nel cercare di raggiungere il numero più alto di “amici”, connessi al proprio profilo; sintomi psicologici come ansia, pensieri fissi, depressione, attacchi di panico, paura (ad esempio di non avere più informazioni o collegamenti e di stare o rimanere da soli); problemi di sonno, insicurezza, suscettibilità; graduale isolamento, distorsione dei rapporti affettivi e sociali, disgregazione dal gruppo familiare ed amicale.
Lo spazio relazionale virtuale diventa una trappola ed il soggetto diviene progressivamente meno libero, costretto all’utilizzo compulsivo per lenire i crescenti stati di frustrazione ed insoddisfazione. I social network non possono risolvere i problemi relazionali ed emotivo-affettivi anzi disorganizzano i sistemi neurobiologici del piacere relazionale promettendo una ricompensa sociale illusoria che non sono in grado di mantenere.
Cosa fare:
Secondo i sostenitori dell’auto-terapia, i passi da seguire per una disintossicazione da Facebook sono i seguenti:
1. Riconoscere di avere un problema.
2. fare un calcolo del tempo passato su Facebook.
3. stabilire un limite. La strategia migliore è tagliare del 60% il tempo inizialmente trascorso su Facebook.
4. se attive, disattivare le notifiche via e-mail.
5. ripensare a ciò che si faceva nel tempo che, ora, è occupato da Facebook e riprendere a farlo.
Un’altra possibilità e quella di rivolgersi ad uno Psicoterapeuta oppure a centri di cura dedicati a questo disturbo. L’intervento riabilitativo, emotivo-affettivo e relazionale, deve essere specifico e reintrodurre progressivamente il soggetto nelle dinamiche di relazione reale, ed interiorizzare nuove strategie di relazione piú efficaci e gratificanti.
a cura del
dott. Alessandro Di Martino
Psicologo – Psicoterapeuta
Napoli – Pianura – Vomero
329.7245049