Che cos’è l’Autismo
L’autismo è un disturbo dello sviluppo biologicamente determinato i cui sintomi si manifestano già nei primi tre anni di vita. Il DSMIV-TR, che è il manuale dei disturbi mentali attualmente utilizzato dagli specialisti, identifica tre aree di compromissione:
- l’interazione sociale: può riguardare deficit nell’utilizzo del comportamento non verbale, nell’instaurare relazioni con i pari, nel ricercare l’attenzione e la condivisione degli altri;
- comunicazione: può manifestarsi con deficit o assenza totale del linguaggio oppure l’utilizzo di un linguaggio stereotipato e ristretto, o ancora, anomalie del tono, ritmo, velocità dell’eloquio;
- comportamento: spesso i bambini con autismo presentano comportamenti ristretti, rigidi e stereotipati, si dedicano in modo esclusivo ad alcune attività, si sottopongono a rituali inutili.
Data la varietà di sintomatologie e la complessità nel fornirne una definizione clinica coerente e unitaria, è recentemente invalso l’uso di parlare, più correttamente, di Disturbi dello Spettro Autistico.
La prima descrizione del disturbo autistico da parte di Leo Kanner nel 1943 definisce la sindrome clinica caratterizzata da: incapacità relazionali, resistenza al cambiamento, atipie del linguaggio (deficit di acquisizione, ecolalia, mutismo occasionale, inversione dei pronomi), gioco ripetitivo e stereotipo eccellente memoria meccanica, reazioni emotive eccessive e impaccio motorio. La definizione di autismo si sviluppa ed evolve negli anni a partire da questa prima descrizione. Le stereotipie, le ecolalie, l’assenza di linguaggio, i soliloqui, l’aggressività rivolta su di sé, l’insensibilità al dolore o l’assenza di sensazione del pericolo sono alcuni dei sintomi che mostrano l’isolamento del bambino o dell’adulto dal mondo che lo circonda e la sua tendenza a bastarci a sé stesso.
Il mondo esterno per il bambino autista è estremamente minaccioso, il bambino autistico vive in un guscio che dall’inizio lo protegge dall’angoscia. La questione è come aiutarlo ad uscirne senza che ciò comporti per lui una destabilizzazione profonda o un malessere ancora più forte.
Il bambino autistico s’isola dagli altri. Fugge dallo sguardo e dalla voce degli altri, soprattutto quando gli parliamo direttamente. L’autismo è riconoscibile dai sintomi che impediscono o pongono delle serie difficoltà al bambino nel suo processo di entrata nel linguaggio, nella comunicazione e nel vincolo sociale.
E’ questa la caratteristica principale: l’isolamento del bambino nel rapporto con l’adulto. Riconoscerlo e diagnosticarlo ci permette di situare il momento in cui si trova il bambino, così come il suo stile nell’isolarsi dall’altro e proteggersi dal mondo interpretato come ostile; quali sono e da quando ha cominciato a produrre i suoi più apprezzati interessi; infine potremmo sapere quale é il trattamento a lui più adeguato, quello atto ad ammortizzare i sintomi del suo autismo e che lo aiuti il più possibile ad uscirne.
Nei primi anni di vita del bambino i segnali indicatori di autismo si manifestano molto più spesso come assenza di comportamenti che rappresentano tappe evolutive fondamentali nel percorso di sviluppo del bambino, che non come presenza di comportamenti strani o atipici. A seconda dell’età del bambino i sintomi sono diversi: dall’assenza di sorriso sociale e manifestazione di gioia intorno ai 6 mesi all’assenza di frasi a 2 parole intorno ai 2 anni.In particolare a 6 mesi i bimbi autistici solitamente non rispondono al sorriso degli altri e non esternano manifestazioni di gioia; a 9 mesi non si orientano a suoni e espressioni facciali, a 12 mesi non rispondono quando chiamati per nome, è spesso assente la lallazione. I possibili sintomi di autismo nei bambini dai 2 anni in poi riguardano principalmente i deficit nelle abilità sociali, linguistiche e comunicative (sia come comunicazione verbale che non verbale) e la presenza di comportamenti ristretti e stereotipati.
Si avranno dunque compromissioni nell’area delle abilità sociali; sintomi nel linguaggio; difficoltà a livello di comunicazione non verbale; comportamenti rigidi e stereotipati.
La Diagnosi
I segni che ci mettono in guardia riguardo un possibile autismo compaiono molto presto nella vita del bambini e possono essere:
- Assenza di sorriso;
- Assenza del balbettio;
- Arresto nell’ingresso al linguaggio, sia verbale che non verbale;
- Tendenza all’isolamento;
- Difficoltà nel linguaggio;
- Elusione dello sguardo e del contatto con gli altri;
- Riparo dal rumore e della parola degli altri;
- Assenza di risposta al sorriso sociale;
- Assenza di domande;
- Ripetizione di sillabe o parole- frasi isolate e fuori dal contesto;
- Comparsa dell’angoscia in situazioni apparentemente normali e/o in presenza di altri;
- Difficoltà nell’accettare i cambiamenti e il no;
- Difficoltà a esternare manifestazioni di affetto o a riceverle da altre persone;
- Manipolazione stereotipata degli oggetti e fissazione esclusiva con alcuni di essi in concreto;
- Stereotipi e rituali ossessivi;
- Scarsa manifestazione del dolore;
- Alterazione del tono muscolare;
- Aggressività verso se stessi o verso gli altri;
- Ripetizione di frammenti sentiti ovunque;
Quali possono essere le cause?
La comparsa di una o più di queste caratteristiche non è comunque determinante per concludere una diagnosi di Autismo o Sindrome di Asperger. La diagnosi deve essere effettuata da un professionista dell’ambito della clinica affinché possano essere considerati molteplici elementi atti ad approfondire l’ampia problematica dell’autismo.Attualmente le aree di ricerca scientifica sulle cause dell’autismo sono di tipo fisiologico e genetico. Esistono varie ipotesi sulle quali si stanno facendo ricerche. Le principali sono: disturbi nelle aree cerebrali, dsfunzioni genetiche, conseguenze dei metalli pesanti all’interno dell’organismo, inolleranze alimentari asintomatiche, il ruolo di alcune proteine. Ciononostante per il momento non c’è nessuna causa determinante ne conclusiva che derivi dall’insieme di queste ricerche scientifiche. Un nuovo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine fornisce chiare e dirette prove dell’insorgenza dell’Autismo durante la gravidanza. .
Un corretto trattamento psicoterapeutico deve prevedere, probabilmente più che in altri disturbi, un corretto ed adeguato processo di assessment che deve partire dalla rilevazione di informazioni relative alla storia del disturbo, l’iter diagnostico e terapeutico che hanno preceduto la consultazione, argomenti relativi alle risposte ambientali e familiari al disturbo e alle rappresentazioni genitoriali.
La valutazione del bambino deve esplorare tutte le aree dello sviluppo: l’area affettiva, cognitiva, comunicativa, interattiva, neuropsicologica.
E’ importante effettuare un’indagine neurologica accanto alla valutazione psicodiagnostica del bambino. L’indagine medica consente di evidenziare situazioni cliniche associate al disturbo ed e’ utile per la diagnosi differenziale con altre condizioni mediche. Determinante e’ la valutazione psicodiagnostica in quanto al momento una diagnosi specifica per il Disturbo Autistico e’ possibile solo su dati comportamentali.
Un buon trattamento deve prevedere un lavoro costante e continuativo con la famiglia: ogni fase del processo terapeutico dovrebbe essere illustrata, motivata e condivisa col genitore, il quale potrà così sostenere le acquisizioni senza però confondere il proprio ruolo genitoriale con quello di terapista. Si tratta di imparare a parlare la sua “lingua”, e di capire come funziona la soggettività di una persona autistica. Stare a fianco di questa persona implica avventurarsi a stare vicino a qualcuno che si muove con delle categorie distinte dalle nostre, una persona che si sforza di capire il mondo che lo circonda e di trovarci una sua collocazione.
a cura del
dott. Alessandro Di Martino
Psicologo – Psicoterapeuta
Napoli – Pianura – Vomero
329.7245049